S. ritiene che nel parlare della sua bellezza, io esageri perché pare che descriva una venere. Il fatto è che prima di vederla, io non mi aspettavo minimamente che fosse così, dal momento che, dai tempi in cui io lessi il suo blog nel Giugno 2009, le scrissi e poi ci sentimmo prima su splinder, poi in msn e al cellulare fino a quando ci incontrammo per la prima volta, sono passati otto mesi ed io avevo imparato a conoscerla come una ragazza che il più delle volte mi risultava irritante, menefreghista e lontanissima dal potermi piacere. Sia chiaro, mi colpì profondamente il suo blog, tanto da pensare di scriverle senza esitazioni. Avevo da subito colto dei suoi pensieri per me non contemplabili, ma anche diverse sfumature, la ritenni interessante in tutta la sua complessità. C’era qualcosa che mi affascinava, lessi il blog tutta la notte prima di contattarla, scorrendo l’archivio del suo passato fino a diversi mesi indietro. Trovo sempre difficile definire il nostro rapporto di allora; dapprima ero ancora presa da A. ma cercavo nuove conoscenze che potessero togliermela dalla testa o almeno distrarmi, S. era una di esse e anche una confidente, perché sinceramente interessata ad ascoltare tutti i meccanismi che mi scattavano in testa e mi criticava facendomi ragionare se necessario, questo mi è sempre piaciuto ed è servito. Alternavamo periodi in cui ci sentivamo tutti i giorni, ad altri in cui sparivamo per settimane (lei dice che lo facevo io, ma ricordo anche il contrario), lei mi domandava sempre come stavo riguardo ad A., ma poi parlavamo di tutto e del niente, ed in ogni caso finivamo per litigare, risponderci male o stuzzicarci prendendoci in giro, così io la trovavo estremamente irritante, come se provasse gusto a farmi arrabbiare. A rigor di logica avremmo dovuto smettere di sentirci dopo poco, vista l’incompatibilità caratteriale, eppure nessuna delle due, a domande fatte, rispondeva all’altra sul motivo per cui ci cercavamo sempre. Personalmente, ogni volta che finivo di parlare con lei, mi ripromettevo che non le avrei più risposto, ma in verità c’era qualcosa in tutto ciò che trovavo divertente. Divertente come intrigante, in un certo senso non volevo farne a meno. L’idea iniziale, però, che avrei potuto avere un rapporto d’altro tipo con lei, sempre per distrarmi, ad esempio a livello di sesso – avevo trovato sexy un suo intervento in cui affermava che avrebbe voluto sentire gemere sotto di lei una sua compagna che faceva la oca o qualcosa di simile – l’avevo accantonata perché, trovandola antipatica e spesso insopportabile, non riuscivo a considerare che potesse essere bella. Certo, le stronze di solito sono belle e sexy, ma lei la vedevo prevalentemente come antipatica e basta. Inoltre le uniche immagini che di lei avevo trovato erano vecchie o comunque era ancora troppo piccola, cosa che a volte sentivo anche quando mi rispondeva in certi modi (ovviamente litigavamo anche per questo), sebbene l’avessi sempre ritenuta di gran lunga più matura delle sue coetanee (abbiamo due anni di differenza); non avevo un’idea della S. attuale in mente. Lei è stata attratta da me fin da subito e non ha mai smesso di esserlo (ahahah che soddisfazione!), ma io non me ne accorgevo ed ogni minimo sospetto potesse nascermi, veniva smentito dai suoi atteggiamenti sprezzanti e talvolta menefreghisti che mi davano l’errata conferma che non le piacessi. Avrei potuto capire dal fatto che mi disse che per avere il suo numero avrei dovuto trovare una motivazione validissima e poi me lo diede lei perché se no non ci saremmo sentite per diversi giorni, dato che sarebbe partita per una gara o dalle prime lunghe e-mail che mi scrisse mentre ero al concerto dei Placebo, da come si interessasse sinceramente a conoscermi, dalle allusioni al sesso che ogni tanto infilava nelle nostre conversazioni oppure da quanto l’ho ferita quando mi chiese se mi andasse bene sentire lei come qualsiasi altra solo per non essere sola e le risposi sinceramente di sì, che era una delle tante. Questi, come tanti altri esempi. Inoltre tutte le amiche con cui avevo parlato di lei, non facevano che ripetermi quanto fosse palese che le piacessi, ma io proprio non ci facevo caso, appunto perché per me era un gioco con cui mi intrattenevo insieme a lei ed altre. Ancor più accantonata l’idea di lei quando A. fece il suo ritorno, o meglio fui io a cercarla di nuovo, spinta proprio da S. che con una dolcezza inaspettata mi disse: “se credi di non averle provate tutte con A. penso che tu debba riprovarci, ma se va male vorrei tanto sapere il modo per togliertela dalla testa”. C’è da dire che accadeva, talvolta, che avesse dei momenti di inspiegabile, ai miei occhi, premura e affetto nei miei confronti in mezzo al nostro solito stuzzicarci. Questo è stato il momento in cui ho iniziato a vedere S. Non nel senso che ci siamo incontrate, era ancora Dicembre 2009, ma che ho (ri)colto le sue sfumature, la sua complessità, il mio interesse iniziale. Certo, non ho fatto nulla in tal senso perché era tornata A. ed io intendevo investire tutte le mie energie per farci funzionare, dopo mesi in cui avevo sofferto e ambivo solo a riaverla, ma già da Gennaio e soprattutto Febbraio, più sentivo S, più mi interessavo a lei e desideravo vederla. Se ripenso a quel periodo non ricordo niente di A., solo le conversazioni con S. sui mezzi pubblici, in università, tornando a casa. Un giorno avevo un’ora di attesa per il treno, di cui una parte l’avevo occupata in una telefonata, ma poi mi erano rimasti soldi solo per gli sms e così decisi di scriverle. Sapevo che era uscita da scuola e un po’ speravo che venisse da me (non abitiamo per niente vicine, ma entrambe frequentavamo la stessa città per gli studi). Ho già scritto del nostro primo incontro il giorno stesso in cui avvenne, proprio qui su questo blog, ma riparlandone con lei, mi è venuto in mente che parecchie cose che pensavo non le avevo potute riportare perché lei le avrebbe lette ed io non ero nemmeno sicura di piacerle. Avevo addirittura aperto un altro blog per parlare di lei segretamente, ma direi che ora posso anche farlo qui. Mentre la aspettavo ero totalmente sicura di me, indossavo una gonna di cui andavo molto fiera, stile goth con una spilla con le croci e le catene e di cui avevo parlato con lei proprio la mattina stessa, la giacca di (finta) pelle, gli stivali con il tacco, i capelli lisci e rossi (ai tempi mi preferivo liscia), mi sentivo bene e certa che avrei avuto io il controllo della situazione, pensavo che lei mi avrebbe ammirata e io sarei stata la stronza incurante. Poi è arrivata e appena l’ho vista ho pensato: “oddio è la fine, è stupenda”, con i capelli corti acconciati alla post punk, la matita nera sugli occhi, il modo di camminare sexy e vestiti che chiedevano di essere tolti. La guardavo, pensavo di tirarla verso di me e spingerla contro la prima parete per baciarla e toccarla. Naturalmente mi sono imbarazzata, non volevo scendere dal treno per non starle troppo vicina, speravo non cogliesse il rossore e che scambiasse la mia agitazione per il mio solito modo di fare, soltanto che sorridevo e questo un po’ tradiva le cose. Era, ovviamente è, stupenda, in quel momento mi sembrava la ragazza più bella che avessi mai visto, esattamente il mio tipo, sebbene anche attualmente io non abbia alcun tipo e mi fossero piaciute donne molto differenti, eppure pensavo tutte quelle cose ed ero presa dallo stupore totale. Il nostro incontro non durò più di dieci minuti perché il mio treno partiva, ed io non ho pensato minimamente a quello che mi viene in mente ora, di scendere per passare il pomeriggio con lei. Sarebbe stato figo e più da me, ma ero totalmente paralizzata nei miei pensieri, a ripercorrere gli attimi precedenti, a chiedermi cosa pensasse di me, se le fossi piaciuta almeno fisicamente, perché non mi mandasse un messaggio; non mi ero minimamente accorta delle fermate che passavano, così come il tempo. Insomma la situazione si è capovolta in quell’esatto momento: a me piaceva lei e io non sapevo se le interessassi. Mi ritrovai a sperare quello che le mie amiche sostenevano e di cui non mi era mai importato realmente.
Ha continuato ad essere così nel primo appuntamento ufficiale, in cui parlammo veramente tantissimo e a fondo, su una panchina al parco vicino a Cadorna ed io mostrai già i primi segni di gelosia verso un’altra che lei sentiva e a cui piaceva – poi dici che solo io ho tante donne intorno – lei mi rassicurava in modo molto dolce, ma non si sbilanciava troppo. Al secondo appuntamento toccai l’apice dell’imbarazzo e dell’agitazione, quando è rimasta per imprecisati minuti a due centimetri dalla mia bocca guardandomi negli occhi, le sue gambe quasi tra le mie che si sfioravano ed io che mi chiedevo quando mi avrebbe baciata, ma non l’ha fatto e nemmeno io. Ho pensato che avrei dovuto essere io quella che la stuzzicava in quel modo, sarebbe stata un’ottima continuazione del nostro rapporto precedente e invece ero diventata colei che si domandava se stesse solo giocando. Il terzo appuntamento fu quello, ai miei occhi, disastroso, che confermava le mie perplessità: non che fosse successo chissà cosa di terribile, solo che tutto andava come non mi ero immaginata, era piovuto tantissimo mentre attraversavamo Sempione, avevo un ombrello troppo piccolo per due ed i miei capelli si erano totalmente rovinati, ci eravamo sporcate e avevamo preso freddo, non mi sentivo bene né fisicamente né psicologicamente, non riuscivo a trovare l’acquario dove lei mi voleva portare e, soprattutto, non c’erano stati momenti particolarmente dolci o intimi, tipo quello dell’uscita precedente. Avrei preferito sentire tutto l’imbarazzo provabile, pur di averla ancora così vicina. Niente. Tornai a casa sicura di aver appena concluso l’ultimo nostro appuntamento e ricordo che nel tragitto a piedi non facevo altro che pensare che avrei dovuto buttare lo stupido regalo che le stavo preparando: dato che quando ci incontravamo pioveva sempre e lei non portava mai un ombrello, gliene avevo preso uno rosso, il suo colore preferito, e all’interno avevo scritto delle citazioni di autori e canzoni che mi facevano pensare a lei. Quella settimana io uscii con dei vecchi amici che mi portarono a sentire una cover band , il cui cantante non mi dispiaceva fisicamente e si mise a flirtare con me. Lo dissi a lei che, inaspettatamente per me, si dimostrò alquanto adorabilmente gelosa – mi disse che non poteva flirtare perché “tu sei mia”- e fu evidente anche durante il quarto appuntamento, quando si è abbastanza ristabilito l’ordine universale poiché ho ripreso il controllo. A parte l’essermi resa conto che per lei era andata benissimo anche l’uscita precedente, avevamo optato per andare al cinema a vedere un film di cui ero molto curiosa, “Shutter Island”. Appena prima che iniziasse, lei mi aveva fatto una confessione che trovai dolcissima, ora purtroppo non la ricordo, forse era legata ancora alla gelosia per il “tipo-cover”, così io le presi la mano e non gliela lasciai per tutto il film, facendole delle carezze, poi, anche su tutto il braccio. Lei le apprezzava molto perché per tutto il film notavo che si girava a guardare la mia mano ed era abbastanza tesa, mi faceva sorridere ed ero felice. Avrei voluto dirle che in questo modo si sarebbe persa tutta la storia, ma mi piaceva così tanto sbirciare le sue occhiate. Mi sembrava un po’ di essere tornata una sedicenne al cinema, solo che ai tempi ci andavo con i ragazzi. Alla fine del film era talmente chiaro cosa volesse fare, che dolce e sexy era mentre mi guardava le labbra e anche quando avrebbe voluto restare lì a continuare a baciarmi ancora e ancora.