Non sentivo il freddo tornando a casa in bicicletta alle dieci di sera. Persino sorridevo mentre percorrevo la strada completamente deserta. A volte mi capita di pensare che, se solo avessi riserve infinite di energia, la vita dovrebbe essere un’interminabile corsa in bici – la mia vecchia bicicletta che ormai sfreccia, consumata dagli anni – in strade deserte e buie, temprata dal freddo o in giorni di sole non troppo caldo. Gente solo ogni tanto, li vedo solo un istante e in lontananza, prima di passare oltre. Vorrei passare inosservata e se proprio mi dovessero notare, che fossi indispensabile completamente e non a metà o fino a un certo punto, ma solo per loro, senza attese e per il mio gaudio da sadica stronza, è lì conservato, non se ne è mai andato. Come l’aurora boreale, non solo un arcobaleno. Anche se a me non importa niente. Guardatemi sfumare via. Il freddo io non lo sentivo ma è penetrato nelle ossa, è stato sempre così. Mettono radici senza che me ne accorga, lascio appassire non facendoci caso ma è meglio non potare a volte. Capita che io sia spenta e incupita o che veda il treno veloce eurostar del binario 8 e pensi come sarebbe buttarcisi sotto mentre l’aria che sposta mi sbatte i capelli in faccia, poi succede che sorrida da sola attraversando la città.
Aurora Boreale
Posted: 20 dicembre 2011 in UncategorizedEtichette: consapevolezze, solitudine, vagare
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